L’uomo per vivere compie delle azioni ed ha bisogno di sfruttare le risorse della natura. Questo comportamento ha un impatto sull’ambiente che viene calcolato attraverso l’impronta ecologica.

L’Impronta Ecologica è definita come: “l’area totale di ecosistemi terrestri ed acquatici richiesta per produrre le risorse che la popolazione di una comunità consuma ed assimilare i rifiuti che la popolazione stessa produce”

E’ un indicatore che misura la domanda dell’uomo nei confronti del nostro pianeta e misura il suo impatto sull’ecosistema terrestre dando maggiore consistenza e scientificità a valutazioni a volte troppo generiche, anche se magari corrette, sull’interazione tra uomo e ambiente, costituendo uno strumento utile per l’interpretazione della realtà contemporanea.

L’impronta ecologica, più specificatamente, misura in ettari le aree biologiche produttive del nostro Pianeta, mari inclusi, necessari per rigenerare le risorse consumate dall’uomo.

Calcola la porzione di territorio di cui un individuo, una famiglia, una comunità intera, una città o una popolazione hanno bisogno per generare in modo sostenibile tutte le risorse che consumano e per assorbire scarti e rifiuti.

In termini più ampi, l’impronta ecologica ci può dire di quanti pianeta Terra necessitiamo per conservare l’attuale consumo di risorse naturali.

Allo stato attuale abbiamo bisogno di circa 1,7 ‘pianeta Terra’ per sostenere i nostri consumi.

Come si calcola?

L’impronta ecologica compara le risorse naturali consumate da una singola persona all’interno dello spazio che occupa, calcolate in KG/ha, cioè chilogrammi per ettari.

Più semplicemente, si calcola quanti kg di beni un individuo consuma dentro uno spazio definito per sapere di che quantità di ettari bisogna disporre per produrre queste risorse, ma anche per assimilare i rifiuti e le emissioni.

Per calcolare l’impronta ecologica bisogna categorizzare i consumi secondo questa classificazione:

  • Alimenti
  • Abitazioni
  • Trasporti
  • Beni di consumo
  • Servizi

Poi è fondamentale capire come vengono prodotte le risorse naturali di cui usufruiamo.

Bisogna anche in questo caso compiere una categorizzazione in:

  • Territorio e d energia
  • Terreni agricoli
  • Pascoli
  • Foreste
  • Superficie edificata
  • Mare

Per intendersi, nel momento in cui mangiamo del pesce o una bistecca, ci sarà un luogo dedicato alla pesca o all’allevamento da cui questi ‘prodotti’ hanno preso forma. Ognuna di questi azioni ha un effetto sull’ambiente.
Il calcolo dell’impronta ecologica per una singola persona è una procedura abbastanza complessa, ma esiste una semplificazione che individua un’equazione che è in grado di calcolare l’impatto di qualsiasi gruppo umano sull’ambiente.

E’ il prodotto di tre diversi fattori:

IMPATTO= Popolazione X Affluenza X Tecnologia

In cui:

Impatto: peso che qualsiasi gruppo umano ha sulla Terra
Popolazione: numero di individui che su stanno considerando
Affluenza: la misura del consumo medio di risorse per ogni persona
Tecnologie: indice della nocività ambientale collegato alle tecnologie per procurare i beni consumati

Più l’impronta ecologia è alta più la salute del nostro Pianeta è a rischio. Ciò vuol dire che se da una parte l’uomo continua a non diminuire le sue richieste dall’altra la Terra compie sforzi superiori alle sue possibilità per mantenere il nostro passo e non è in grado di sostituire ciò che l’uomo ha consumato.
Come detto, allo stato attuale stiamo vivendo come se avessimo a disposizione un po’ più di una Terra e mezza, ma già prima del 2050, secondo le previsioni, raggiungeremo un livello di consumo pari a due pianeti Terra.

Cosa possiamo fare?

Possiamo compiere alcune semplici azioni, come utilizzare di più mezzi come la bicicletta  o i trasporti pubblici e collettivi anziché costantemente l’auto, mangiare prodotti di stagione o, nelle nostre case, spegnere sempre le luci e non lasciare dispositivi elettronici in stand by, ma spenti se non li usiamo, mantenendo in buono stato gli impianti domestici, a partire da quelli per il riscaldamento.

Le aziende possono razionalizzare i propri processi valutandoli attraverso l’analisi ambientale iniziale della ISO 14011 e ponendosi degli obiettivi ambientali calibrati sulle proprie dimensioni e sulle proprie possibilità economiche e finanziarie.
Gran parte della responsabilità dell’alta impronta ecologica della Terra ricade infatti sui paesi più industrializzati.

E’ soprattutto qui che sarebbe necessario ridurre da quattro a dieci volte l’intensità di uso di materia ed energia. Un passo molto significativo potrebbe essere dato da un radicale ripensamento delle forme di consumo, passando dalla mentalità del possesso a quella dell’uso, passando quindi ad utilizzare più assiduamente, ma collettivamente, infrastrutture e strumenti come lavatrici o fotocopiatrici, per esempio. Se le aziende iniziassero a noleggiare anziché vendere strumenti di questo tipo ci sarebbe un maggior interesse a farle il più durevoli e resistenti possibili e in materie riciclabili per poterle recuperare al termine dell’uso.

Per chi volesse calcolare la propria impronta ecologia è possibile visitare il sito del WWF (www.wwf.it) rispondendo ad un quiz predisposto.

 

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