La Carbon Tax è una tassa applicata ai prodotti di origine energetica che emettono biossido di carbonio nell’atmosfera.
In Italia è stata introdotta verso la fine degli anni ’90 con l’articolo 8 della legge n.448 del 23 dicembre 1998.

Secondo l’applicazione della carbon tax (tassa sul carbonio in italiano) ogni tonnellata di inquinamento da anidride carbonica rilasciata dai combustibili di origine fossile è soggetto ad un’aliquota prefissata dal governo.
Fa parte della famiglia delle eco-tasse, ed è ancora molto dibattuta e mai veramente messa in pratica.

L’obiettivo che si pone è quello di ridurre il più possibile i danni ambientali e di persuadere gli stati e i consumatori finali a prediligere soluzioni più ecologiche e meno inquinanti mettendo in modo rilevante l’attenzione sul concetto di danno ambientale e di responsabilità.

Visto che è indirizzata a colpire un comportamento negativo è classificata come tassa pigouviana.

L’economista inglese del primo ‘900 Arthur Cecil Pigou fu il primo a concepire un metodo di tassazione volto a colpire le emissioni inquinanti basandosi sul principio di economia del benessere.

La particolarità di questo tipo di politica fiscale è di tassare un “male” anziché un “bene” e dovrebbe teoricamente servire a incentivare un comportamento più virtuoso responsabilizzando i produttori di esternalità negative.

Cosa si intende per esternalità?
Un’esternalità in campo economico è il risultato di un’attività produttiva o di consumo compiuta da un soggetto che ha delle influenza anche su altro soggetto.
Le esternalità a livello produttivo possono essere di due tipi: positive e negative.

Sono positive le esternalità in cui il secondo soggetto coinvolto vede aumentare il proprio benessere, mentre sono negative quelle in cui la seconda parte coinvolta deve scontare un prezzo senza ricavarne nessuna compensazione.

Secondo la teoria economica l’inquinamento è infatti considerato come un’esternalità di tipo negativo e rappresenta un costo che non ricade direttamente sul produttore.
L’inquinamento generato dalle attività produttive costituisce una parte dei costi di produzione ma non è compreso nel costo privato dei produttori.
Per le imprese cercare di non inquinare non è di conseguenza un obiettivo primario visto che l’inquinamento rappresenta un costo che non ricade direttamente su di loro, facendo però parte del costo sociale compreso nei processi produttivi.

 Alla base di questa tassa ci sono due scopi: finanziario e ambientale.
I proventi derivati dall’imposizione della tassa possono rappresentare un‘ulteriore entrata fiscale permettendo di penalizzare comportamenti poco eco-sostenibili e responsabilizzando le imprese sull’impatto ambientale causato dalle proprie azioni.

Quale è la situazione in Italia?

Come detto nel nostro Pese la Carbon Tax è stata introdotto il 23 dicembre del 1998 con l’art 8 della legge n 448, secondo le conclusioni della Conferenza di Kyoto tenutasi dall’1 all’11 dicembre del 1997, anche se non è mai stata applicata e non lo è tutt’ora.

Nonostante l’aumento pressochè costante delle emissioni di CO2 provenienti da combustibili e carburanti fossili e la preoccupazione che desta questo dato, l’attuazione della carbon tax è al centro di dibattiti e discussioni a livello mondiale.

Per quanto l’applicazione di una tassa su chi produce emissioni e l’intento di limitarle avrebbe sicuramente effetti positivi a livello nazionale e favorirebbe la riduzione del riscaldamento globale, potrebbe anche provocare un rallentamento dell’economia statale.

 Nel dibattito attuale l’attenzione viene posta sul fatto che se una tassa sull’inquinamento non è implementata a livello mondiale potrebbe causare anche una stagnazione.
Una tassa sul mercato energetico potrebbe ridurre le vendite in questo settore e favorire quelle imprese che operano in Paesi dove non ci sono tasse di questo tipo.
Solo un’applicazione a livello globale garantirebbe la totale equità e scoraggerebbe maggiormente l’uso di combustibili.

 

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